La lipoproteina(a) o Lp(a) è una lipoproteina geneticamente determinata, simile all'LDL. Valori desiderabili: <30 mg/dL (o <75 nmol/L). Livelli elevati sono un fattore di rischio cardiovascolare indipendente, non modificabile con la dieta. La Lp(a) è determinata per oltre il 90% dalla genetica. Si misura almeno una volta nella vita per valutare il rischio cardiovascolare. Va interpretata dal medico nel contesto clinico (Fonte: ESC/EAS 2019).
La Lp(a) è utile per identificare persone che potrebbero avere un rischio cardiovascolare più elevato non completamente spiegato dai tradizionali fattori di rischio, come colesterolo LDL, pressione arteriosa o diabete. Poiché i livelli di Lp(a) sono in larga parte determinati dalla genetica, questo parametro può fornire informazioni sul rischio ereditario cardiovascolare.
Nella pratica clinica, la Lp(a) non va interpretata da sola. Il medico la valuta insieme agli altri esami lipidici, alla storia clinica personale e familiare e agli altri fattori di rischio cardiovascolare. Un valore elevato può suggerire la necessità di un controllo più attento dei fattori di rischio modificabili, ma non rappresenta di per sé una diagnosi di malattia.
Cos’è la lipoproteina(a)
La Lp(a) è una lipoproteina simile a una particella LDL, dalla quale si distingue per la presenza di una proteina aggiuntiva chiamata apolipoproteina(a). Questa struttura può contribuire a processi pro-aterosclerotici e infiammatori che favoriscono il rischio cardiovascolare.
A cosa serve la misurazione
Molte raccomandazioni recenti suggeriscono di misurare la Lp(a) almeno una volta nella vita in ogni adulto. La misurazione è particolarmente utile soprattutto in alcune situazioni, come: storia personale o familiare di malattie cardiovascolari precoci, familiari di persone con Lp(a) elevata, ipercolesterolemia familiare, eventi cardiovascolari non pienamente spiegati dai fattori di rischio tradizionali o stenosi della valvola aortica.
Poiché i livelli di Lp(a) tendono a rimanere relativamente stabili nel tempo, in genere non è necessario ripetere spesso l’esame, salvo indicazione specifica del medico, sospetto di una causa secondaria di variazione o introduzione di trattamenti mirati.
Valore alto / aumentato
Livelli elevati di Lp(a) sono associati a un aumento del rischio cardiovascolare. Le associazioni meglio documentate riguardano infarto del miocardio, ictus ischemico, malattia arteriosa periferica e stenosi della valvola aortica. Il rischio aumenta in modo continuo all’aumentare dei livelli, anche se nella pratica clinica si usano soglie pragmatiche per orientare la valutazione.
Un valore elevato non significa che si svilupperà necessariamente una malattia cardiovascolare, ma indica che può essere utile controllare con particolare attenzione gli altri fattori di rischio modificabili.
Valore basso / diminuito
Valori bassi di Lp(a) sono in genere considerati favorevoli dal punto di vista cardiovascolare. Tuttavia, affermare che livelli molto bassi non abbiano alcuna rilevanza clinica sarebbe troppo assoluto: alcuni studi hanno osservato un’associazione tra livelli molto bassi di Lp(a) e maggiore rischio di diabete tipo 2, anche se il significato clinico pratico di questo dato resta ancora non del tutto chiarito. Un valore basso non esclude comunque la presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare.
Come si interpreta
L’interpretazione della Lp(a) deve sempre essere effettuata dal medico nel contesto clinico complessivo. Il rischio associato alla Lp(a) segue un continuum, ma nella pratica clinica molte linee guida considerano ≥50 mg/dL o ≥125 nmol/L come un livello elevato o come un fattore che aumenta il rischio cardiovascolare. Valori tra 30 e 50 mg/dL possono rappresentare una zona intermedia che richiede contestualizzazione clinica.
È inoltre importante ricordare che la Lp(a) può essere riportata in mg/dL oppure in nmol/L e che la conversione diretta tra queste due unità non è sempre precisa. Per questo motivo, il referto del laboratorio e il metodo utilizzato vanno sempre considerati con attenzione.
I livelli di Lp(a) sono principalmente determinati dalla genetica e sono poco influenzati dalle abitudini di vita. Alcune condizioni possono però associarsi a valori più elevati o modificarne l’interpretazione, tra cui: malattia renale cronica, sindrome nefrosica e alcune condizioni infiammatorie. In gravidanza i livelli possono aumentare temporaneamente.
Valori ridotti di Lp(a) possono essere osservati in alcune malattie epatiche. Una riduzione dei livelli è stata descritta anche con la terapia ormonale sostitutiva post-menopausale.
Diversi elementi possono influenzare la misurazione o l’interpretazione della Lp(a): metodo di laboratorio, unità di misura utilizzata e caratteristiche del test impiegato. In particolare, il confronto tra risultati espressi in mg/dL e nmol/L non è sempre diretto, e la conversione automatica tra le due unità non è raccomandata.
È importante notare che, a differenza di altri parametri lipidici, la Lp(a) è poco influenzata dallo stile di vita. Questo non significa che dieta, attività fisica e controllo del peso siano irrilevanti: restano fondamentali per ridurre il rischio cardiovascolare complessivo.
| Categoria | Valori | Unità | Note |
|---|---|---|---|
| Rischio basso | < 30 | mg/dL | valore generalmente considerato basso; corrisponde approssimativamente a <75 nmol/L, ma la conversione tra unità non è perfettamente precisa. |
| Rischio intermedio | 30–50 | mg/dL | zona intermedia o “gray zone”, da interpretare nel contesto clinico complessivo |
| Rischio elevato | ≥ 50 | mg/dL | soglia considerata elevata da molte linee guida internazionali; corrisponde a circa ≥125 nmol/L, con le cautele legate alla non perfetta convertibilità tra unità. |
| Livelli molto elevati | > 180 | mg/dL | concentrazioni molto elevate sono state descritte come associate a un rischio particolarmente alto; questo valore non va però interpretato come una soglia universale autonoma, ma come un livello molto alto da contestualizzare clinicamente. |
Gli intervalli di riferimento per la Lp(a) possono variare tra i laboratori, anche in relazione al metodo analitico e all’unità di misura adottata. Le linee guida e i consensus più recenti sottolineano però soprattutto soglie di rischio clinico, più che un singolo “valore normale” universale.
I livelli di Lp(a) possono variare anche in base all’ascendenza/etnia. In media, risultano più elevati in alcune popolazioni rispetto ad altre, ma il significato clinico va sempre interpretato nel contesto individuale.
È opportuno discutere con il proprio medico dei risultati della Lp(a) nelle seguenti situazioni:
Ultimo aggiornamento: 28/03/2026
Il cuore ha sempre ragione di Giulio Pompilio — Un approfondimento accessibile sulla salute del cuore e sui marcatori di rischio come la lipoproteina(a).
→ Vedi il libro su Amazon